Significato
Lessico famigliare è il titolo dell’edizione 2025 di Capolavoro per Lecco
“Capolavoro per Lecco 2025” intende portarci in una bottega, come tante, per farci contemplare la bellezza della creatività generativa che si svela in una comunità, nella sua storia, quella famigliare e quella cittadina, e nella storia, quella “grande”, che attraversa il tempo e lo rende unico. E ci porta lì perché, in questa epoca nuova, e tra di noi, è urgente ritrovare la coscienza generativa delle nostre relazioni, delle intuizioni e dei carismi di ciascuno, della forza lungimirante della comunità.
“Capolavoro per Lecco 2025” ci porta nella bottega dei Bellini all’alba del rinascimento veneziano e ci fa incontrare Jacopo e i suoi due figli: Gentile e il più famoso Giovanni. Le opere che vedremo ci racconteranno di una nascita (quella di Maria) e di una madre con il suo bambino (Gesù). È vita che prende forma e viene alla luce, abita il mondo; vita che si affaccia alla storia e incontra l’uomo, abita i cuori.
Promosso da:

Associazione Culturale
Madonna del Rosario ODV
L’Associazione Culturale Madonna del Rosario ODV è stata costituita con l’obiettivo di supportare l’attività culturale e sociale della Comunità pastorale Madonna del Rosario, promuovendo iniziative di interesse generale verso la comunità locale.

Comunità Pastorale Madonna del Rosario
Costituitasi il 1 settembre 2011, con decreto arcivescovile firmato dal cardinale Dionigi Tettamanzi, la Comunità pastorale “Madonna del Rosario” comprende le Parrocchie di S. Nicolò in Lecco, S. Materno in Pescarenico di Lecco e S. Carlo V. in Malgrate Porto.
In collaborazione con:

Comune di Lecco
Elevato a capoluogo di provincia con decreto del presidente della Repubblica del 6 marzo 1992, ottenne il titolo di città il 22 giugno 1848. L’attuale estensione si deve all’accorpamento tra il 1923 e il 1928 di una serie di comuni limitrofi al centro urbano. Ad oggi il suo agglomerato urbano supera i centomila abitanti.

Mons. Bortolo Uberti, Prevosto di Lecco
Il Mistero che s’incarna nella storia s’impasta di terra e di sangue. Si fa carne, carne dell’uomo, spirito di vita. Nel grembo fecondo della libertà disponibile prende forma l’uomo creativo e vulnerabile, forte e ferito, Salvatore del mondo eppure bambino bisognoso di cure. Darà la sua vita per il mondo ma prima ha bisogno di intessere la sua esistenza nel grembo di una donna. Quella donna che si farà ostensorio del Dio incarnato.
In ogni bottega di artigiano, così come in ogni famiglia e in ogni comunità, questa dinamica si ripete: l’altro che trovo sulla mia strada e dentro la mia casa è un imprevisto che sorprende, senza il quale però non posso essere ciò che sono e non posso fare ciò che devo o desidero. L’esperienza dei padri passa ai figli in una trasmissione di sangue e di parola e con l’esperienza passano i sogni, le intuizioni, le fatiche.
Questa trasmissione non è a senso unico ma è dotata di una reciprocità reale e sorprendente. C’è una pedagogia del fare e del fare insieme che è generativa. Ogni contaminazione è preziosa e ogni scambio, anche quello che all’apparenza fallisce o delude, insegna e concede qualcosa di sé. Si sa che nessuno può essere genio per conto proprio. La sua genialità ha bisogno degli altri e della comunità per manifestarsi e lasciare un segno. Secondo il Longhi il segreto di Giovanni Bellini era quello di “saper far coincidere le grandi ragioni dello stile coi grandi sentimenti umani”. Dovrebbe essere il segreto di ogni “bottega”, di oni famiglia e di ogni epoca.

Mauro Gattinoni, Sindaco di Lecco
Simona Piazza, Vicesindaco di Lecco e Assessore alla Cultura
“Lessico famigliare – la bottega dei Bellini e l’alba del Rinascimento a Venezia” aggiunge un altro importante tassello nella storia di Capolavoro per Lecco.
È importante per l’Amministrazione, in un momento di profondi cambiamenti, ribadire l’importanza del nucleo famigliare come base del nostro modo di associarsi, primo tassello di quella che è la costruzione della persona e del cittadino, portando in città una famiglia esemplare, quella dei Bellini, che rappresenta, in più, “la famiglia” esemplare per la tradizione occidentale, con opere che alla loro costruzione materiale aggiungono l’afflato spirituale nelle singole rappresentazioni: due madonne con bambino e una natività della vergine.
Ma la mostra non si ferma al Rinascimento, vuole fare un passo verso il mondo di oggi, raccontando altri esempi di trasmissioni del sapere famigliare, che si è voluto legare al mondo artigianale che con perizia manipola materiali fondamentali: l’argilla, il ferro e il legno, a testimoniare come queste trasmissioni artistico/artigianali di alto livello non sono chiaramente solo una prerogativa del passato, ma un elemento fondamentale ancora oggi. Esempi odierni, illustri, di un lessico famigliare che può ancora avere una forza creativa e costituiva di primaria importanza nella nostra società.

Giacomo Alberto Calogero, Storico dell’arte e curatore della mostra
La settima edizione della rassegna “Un capolavoro per Lecco” è dedicata quest’anno a un’illustre famiglia di artisti che operò a Venezia nel corso del Quattrocento, ovvero i celebri Bellini. A capo di questa bottega molto ben organizzata e capace di ottenere commissioni importanti anche fuori dalla Laguna ci fu Jacopo Bellini, uno dei grandi maestri del tardogotico italiano, ma in questo atelier si formarono anche i suoi due figli Gentile e Giovanni, dotati di talento diverso, ma entrambi destinati a ricoprire un ruolo di primo piano nelle vicende artistiche veneziane (e non solo) della seconda metà del XV secolo.
La mostra, come sempre ospitata presso il Palazzo delle Paure di Lecco, è riuscita a radunare alcune opere significative di questi tre maestri, proprio per sondare l’influenza che la lezione del padre ebbe sui due figli, ma anche gli stimoli inevitabili che i due giovani eredi fornirono all’arte del genitore: si tratta della Madonna col Bambino dell’Accademia Tadini di Lovere, gemma purissima dipinta dal vecchio Jacopo Bellini, della Madonna col Bambino della Pinacoteca Malaspina di Pavia, primizia davvero ambiziosa di Giovanni Bellini, e di una Natività della Vergine conservata alla Galleria Sabauda di Torino, ma appartenente in origine ad un ciclo realizzato dalla bottega dei Bellini per la Scuola di San Giovanni Evangelista a Venezia. Siamo convinti che un’esposizione del genere, concentrata su pochi dipinti molto coerenti tra loro, permetterà agli studiosi e al pubblico meno specialistico di penetrare nel microcosmo segreto di una grande famiglia di artisti come fu quella dei Bellini di Venezia.
I giovani protagonisti
Come è ormai tradizione, il progetto Capolavoro per Lecco si caratterizza per il coinvolgimento, attraverso un’esperienza formativa, di decine di studenti di tutte le Scuole Superiori del territorio di Lecco in un contesto di cittadinanza attiva e di percorso di PCTO.
Si tratta di un’esperienza – realizzata in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale di Lecco – che chiede ai ragazzi di mettersi direttamente in gioco nella valorizzazione e comunicazione del patrimonio comune, considerato bene prezioso, con quattro possibili attività: accoglienza e custodia, accoglienza e guida, comunicazione digitale, espressione artistica.
Il valore orientativo dell’esperienza sarà l’incontro degli studenti con gli esperti coinvolti nel progetto. In mostra, il gruppo più numeroso di studenti che hanno aderito al PCTO – formati e coordinati da Susanna De Maron e Laura Polo D’Ambrosio – accoglieranno i visitatori, li guideranno nell’esperienza immersiva che è proposta, forniranno informazioni, animeranno i laboratori dei più piccoli, collaboreranno con gli altri adulti volontari presenti.
Un gruppo più ristretto si occuperà della produzione di contenuti per popolare i canali social dell’evento.

Il percorso espositivo
Articolato in diverse sezioni il percorso espositivo è caratterizzato dalla distinzione cromatica attribuita all’ambiente che accoglie l’opera della Nascita della Vergine Maria e quello in cui sono esposte le opere aventi a tema la Madonna con il Bambino Gesù.
Il colore mogano e quello bianco si alternano quindi nel definire le ambientazioni, rispettivamente là dove si racconta della terra e del cielo. Alla terra appartengono anche i richiami al ferro, all’argilla cotta e al legno presenti nella narrazione espositiva in forma di una stele posta lungo il percorso, mentre al cielo sono attribuiti i richiami alla immanenza e trascendenza propri dell’Incarnazione.
L’accoglienza e introduzione alla mostra si sviluppa su un sedime pavimentato colore mogano, colore che si estende in alcuni tratti anche alle pareti e dove avviene l’incontro della prima opera: la Nascita della Vergine Maria.
Nell’ambito che precede la comparsa della stele materica le pareti scure si allungano a coprire il soffitto, quasi a formare una caverna, un anfratto roccioso. Comprimono lo spazio circoscritto, quello che introduce alla sala bianca. Qui nel bianco di uno spazio definito dai piani dell’intera sala, le opere si rilevano un “imprevisto” che delicatamente si scopre, contenuto dalla vela retrostante che cade dal soffitto e fluttuando scende libera verso terra, ma senza raggiungere il pavimento.






Toccare con mano: testimonianze contemporanee
La mostra presenta anche il racconto di alcune testimonianze di imprese famigliari artigiane contemporanee – raccolte da Susanna De Maron, Giorgio Melesi e Laura Polo D’Ambrosio – specializzatesi nelle lavorazioni dell’argilla, del legno e del ferro.
Abbiamo incontrato dei maestri del ‘saper fare’ artigianale dei nostri giorni direttamente nei loro luoghi di lavoro, – raccontano – per comprendere quel rapporto tra generazioni che consente una continuità tra tutto quanto c’è stato prima – come qualcosa che si riversa a cascata, una trasmissione di sapere, un legame, un’appartenenza affettiva, una simbiosi con il materiale sul quale si imprime la propria azione – e la necessità di innovazione e di saper rispondere alle richieste del presente. Nella bottega dei Bellini questo è stato vissuto e sperimentato come ben testimoniano le loro opere esposte in “Capolavoro per Lecco 2025”.
Gli incontri di cui si racconta in mostra sono stati con: Corrado Riva della Fornace artistica di Briosco; Marco, Raffaella e Luca della FORGIATURA MELESI S.r.l. di Lecco; Maurizio Elena e Monica di RIVA1920 Made in Italy di Cantù; Luigi e Gianluigi Spreafico, Andrea Mugnaini e Francesca Ripamonti
Laboratori per i più piccoli
Particolare importanza, come sempre, è stata dedicata ai bambini e alle scuole, con spazi destinati al laboratorio riservato ai visitatori più piccoli.
Questo verranno introdotti alla scoperta di una possibile espressività attraverso la creazione, con frammenti di legno colorato, di formelle che, accostate tra loro, daranno vita a composizioni di grandi dimensioni, sottolineando come l’impegno di ciascuno trovi compimento in un disegno comunitario.

La location
L’evento “Capolavoro per Lecco” è ospitato al primo piano del Palazzo delle Paure.
Il Palazzo delle Paure si trova nel centro storico di Lecco, in piazza XX Settembre e si affaccia sul lungolago e su piazza Cermenati.
Costruito all’inizio del Novecento, in stile eclettico neo-medievale, è stato edificato in un tratto della vecchia cinta muraria, del borgo fortificato e fino al 1964 è stato sede dell’Intendenza di Finanza.

