Madonna con bambino
La Madonna di Lovere, proveniente dal convento domenicano del Corpus Domini a Venezia, è davvero una di quelle «basilisse […] punteggiate di luce siderale» di cui parlava Roberto Longhi (1946) e in cui Jacopo Bellini tentò di tener viva la più solenne e ieratica tradizione di Venezia, ma anche di fonderla coi modelli profani e più accostanti del suo maestro Gentile da Fabriano.
Si intravede però un’ambizione perfino più moderna, ovvero il tentativo di sciogliere l’antica maestà bizantina in un più umano, seppur umbratile, classicismo, anche grazie all’utilizzo di nuovi vocaboli presi in prestito dai più giovani pittori di estrazione padovana (tra cui il futuro genero Andrea Mantegna), come il basamento di marmo rosa, che svolge un preciso ruolo spaziale e illusionistico, il cordoncino del libretto che penzola oltre lo spigolo o il cartellino con la firma vergata in capitale epigrafica (“iachobvs belinvs”), appena incollato sul fronte del parapetto.


